Il difficile cammino delle PMI italiane, ancora in balìa di fenomeni globali destabilizzanti, continua a preoccupare. Nella vasta cornice del PNRR, nato in periodo pandemico, infatti, si rinnovano e prorogano incentivi a sostegno di micro, piccole e medie imprese che ancora navigano a vista nel mare in tempesta, cercando di conquistare uno spazio di resistenza.

Dall’adeguamento di strutture e attrezzature in tema di sostenibilità e innovazione tecnologica, fino alla formazione e al sostegno economico di nuovi progetti imprenditoriali, scopriamo insieme alcune delle diverse opportunità da non ignorare.

 

Nuova Sabatini

Introdotta nel 2021 dal Ministero dello Sviluppo Economico (MISE) e inserita nella legge di bilancio del 2022, la Nuova Sabatini consente alle micro, piccole e medie imprese di acquistare beni strumentali a uso produttivo, software, hardware e tecnologie digitali in generale, con la concessione di finanziamenti ad hoc fino al 2027 così suddivisi:

  • 240 milioni di euro per il 2022 e il 2023
  • 120 milioni di euro per ciascuno degli anni da 2024 al 2026
  • 60 milioni di euro per il 2027.

Possono accedere alla richiesta di finanziamento le micro, piccole e medie imprese italiane con sede sul territorio nazionale, di tutti i settori produttivi a parte le attività finanziarie, assicurative e le “attività connesse all’esportazione e per gli interventi subordinati all’impiego preferenziale di prodotti interni rispetto ai prodotti di importazione”. Devono essere realtà regolarmente costituite ed iscritte nel Registro delle imprese, nel pieno e libero esercizio dei propri diritti, non in liquidazione volontaria o sottoposte a procedure concorsuali; non rientranti tra i soggetti che hanno ricevuto e, successivamente, non rimborsato o depositato in un conto bloccato gli aiuti individuati quali illegali o incompatibili dalla Commissione Europea.

Per accedere al finanziamento si dovrà presentare regolare domanda sottoposta a valutazione.

 Il finanziamento sarà erogato da una banca o intermediario finanziario in convenzione con MISE, l’Abi e la Cassa Depositi e Prestiti S.p.A.

 

Fondo Impresa Femminile/Fondo Impresa Donna

Il Fondo Impresa Donna è una misura a sostegno dell’imprenditoria femminile, operativa da maggio 2022 ma inserita già nella Legge 30 dicembre 2020, n. 178 e disciplinata dal Decreto MISE 30 settembre 2021 e dal Decreto interministeriale 24 novembre 2021. Nel 2021 erano stati già stanziati 40 milioni di euro, ad essi sono stati aggiunti altri 160 milioni nell’ambito della missione “Inclusione e coesione”.

I finanziamenti si rivolgono a imprese femminili già esistenti o a progetti da costituire, con programmi di investimento della durata massima di due anni e un tetto di spesa diversificato di 250.000 euro per le nuove imprese e di 400.000 per le già costituite.

Il Fondo eroga:

  • Contributi a fondo perduto a imprese femminili, in particolare individuali o libero professionali, privilegiando in prima istanza quelle costituite o progettate da donne disoccupate di qualsiasi età
  • Finanziamenti a tasso zero o agevolati per le imprese femminili
  • Percorsi di assistenza e formazione tecnico-gestionale di attività di marketing e comunicazione per tutto il periodo di realizzazione degli investimenti o compimento del programma, anche con la concessione di voucher attraverso i quali accedervi
  • Investimenti nel capitale, anche attraverso strumenti finanziari partecipativi, per le aziende guidate da donne e per start up e idee e progetti innovativi, ritenuti di grande valore strategico.

L’accesso è rivolto:

  • ad aziende e cooperative con almeno un 60% di donne socie
  • società di capitale con quote e componenti del CDA di almeno due terzi donne
  • che siano guidate da titolari donne
  • partite iva (donne) che aprano l’attività entro i 60 giorni dalla valutazione positiva della richiesta
  • nuove attività a conduzione femminile che entro lo stesso lasso di tempo (60 gg) devono dimostrare l’avvenuta costituzione.

La domanda si può presentare da maggio scorso sulla piattaforma web di Invitalia.

 

Fondo di Garanzia per le PMI

Il Fondo di Garanzia per le PMI è un fondo concesso alle piccole e medie imprese e liberi professionisti iscritti agli ordini professionali di tutti i settori, ad eccezion fatta per quelle appartenenti ai settori definiti “sensibili” dall’Unione Europea.

Esso permette l’ottenimento di garanzie statali ai finanziamenti concessi da banche o intermediari finanziari, incluse società di leasing. Per richiedere il fondo bisogna rivolgersi all’istituto bancario, intermediario o società di leasing che sia, che si occuperà di inoltrare la domanda di garanzia diretta al Fondo Garanzia, oppure rivolgersi a un consorzio di garanzia collettiva dei fidi (Confidi), che si occuperà di richiedere la controgaranzia al Fondo.

Sul sito del Ministero dello Sviluppo Economico, si evince che dal 1° gennaio al 5 settembre 2022 sono state accolte 206.614 domande, per finanziamenti pari a 39.405.478.003 e importi garantiti di 31.215. 023.076.

 

Piano di Transizione 4.0

Il Piano di Transizione 4.0 prevede la concessione di crediti d’imposta per le aziende che investono in innovazione tecnologica, attraverso l’articolo 1, comma 45, della Legge di Bilancio 2022.

L’agevolazione riguarda in particolare l’acquisizione strumentale di beni materiali e immateriali finalizzati alla transizione digitale delle imprese.

I crediti d’imposta per i beni strumentali materiali sono stati così stabiliti (fino al 2025):

  • per gli investimenti fino a 2,5 milioni di euro: 40% del costo della quota nel 2022 e 20% dal 2023 al 2025;
  • per gli investimenti della fascia da 2,5 a 10 milioni di euro: 20% del costo della quota nel 2022 e 10% dal 2023 al 2025;
  • per gli investimenti della fascia da 10 a 20 milioni di euro: 10% del costo della quota nel 2022 e 5% dal 2023 al 2025.

I crediti d’imposta per i beni strumentali immateriali (fino al 2026) sono invece i seguenti:

  • 2021 – 2023: 20% della spesa fino al tetto massimo di un milione di euro;
  • 2024: 10% della spesa fino al tetto massimo di un milione di euro;
  • 2025: 5% della spesa fino al tetto massimo di un milione di euro.
  • 2026 (fino al 30 giugno): se entro il 31 dicembre 2025 l’ordine di acquisto è stato accettato dal venditore ed è già stato pagato almeno il 20% del costo di acquisizione.

I beni strumentali materiali e immateriali interessati dagli investimenti, sono elencati negli allegati A e B della Legge 11 dicembre 2016, n. 232.

Per presentare domanda di credito d’imposta è necessario ottenere una perizia tecnica da un professionista di settore, che certifichi che i beni oggetto di agevolazione rientrano a tutti gli effetti nei suddetti allegati.

 

Formazione 4.0

Crediti d’imposta previsti anche per quelle aziende che, volendo attuare la transizione tecnologica e digitale, hanno bisogno di attivare importanti percorsi formativi per il personale. Il piano Formazione 4.0, presentato l’8 luglio scorso dal Ministero per lo Sviluppo Economico, rafforza gli interventi in questo senso per le piccole e medie imprese.

Le misure sono state così suddivise:

  • 70% delle spese per le piccole imprese, con limite massimo annuale di 300mila euro
  • 50% delle spese per le medie imprese, con limite massimo annuale di 250mila euro
  • 30% delle spese per le grandi imprese, con limite massimo annuale di 250mila euro.

Le spese ammesse alla misura sono:

  • costi di esercizio relativi a formatori e partecipanti alla formazione
  • spese di personale relative ai formatori per le ore di partecipazione
  • costi dei servizi di consulenza collegati al progetto di formazione
  • spese di personale relative ai partecipanti alla formazione e spese generali indirette.

Il credito d’imposta per la Formazione 4.0 deve essere indicato nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo in cui si sono sostenute le spese che lo riguardano, attraverso modello F24 dell’Agenzia delle Entrate, e risulta utilizzabile solo attraverso compensazione nel periodo successivo alle stesse spese a cui si riferisce. Il sostenimento delle spese deve essere certificato attraverso un revisore di conti.

Le attività di formazione previste nel piano riguardano:

  • vendita e marketing
  • informatica
  • tecniche e tecnologie di produzione.

Dal cloud ai big data e analisi dei dati, dalla realtà aumentata e realtà virtuale a interfacce uomo-macchina fino all’IoT e all’integrazione digitale dei processi aziendali, sono tantissime le “materie” di studio aperte alla formazione agevolata, necessaria per accogliere le sfide del futuro.

Sapersi orientare nel mare magnum dei provvedimenti e delle opportunità non è affatto semplice, affidarsi a consulenza adeguata può certamente aiutare.

 

Scritto da Anna Minutillo

Photo by Andy Beales on Unsplash

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