Supply chain post pandemia: dalla resilienza alla configurazione 4.0

Supply chain post pandemia: dalla resilienza alla configurazione 4.0

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La vulnerabilità è un concetto che da inizio 2020 ha manifestato tutta la sua evidenza in molti settori della nostra vita e, di conseguenza, anche sul mondo produttivo. In particolare tutte le misure che sono state prese in via precauzionale da inizio pandemia, hanno mostrato la fragilità di un sistema di filiera che necessita importanti revisioni, alla luce di possibili e destabilizzanti imprevisti. Ciò che bisogna evitare, infatti, se qualcosa si è appreso dagli ultimi due anni di crisi, è farsi trovare impreparati, spiazzati e inermi di fronte a circostanze imprevedibili che possono paralizzare le attività in alcuni dei loro aspetti e ingranaggi fondamentali. Il punto debole della stragrande maggioranza delle imprese e di interi settori produttivi si è rivelato essere il rifornimento dei magazzini e il reperimento delle materie prime necessarie all’attività, causa blocco degli spostamenti e interruzioni di lavoro in molti stabilimenti dei vari fornitori. Una reazione a catena che ha generato, come sappiamo, notevoli disagi a livello globale. Molti vertici aziendali sono stati costretti, e lo sono tuttora, a ripensare processi e rapporti per poter affrontare in maniera adeguata altri eventuali periodi significativamente difficili: tutta la catena destinata a garantire la continuità aziendale, infatti, è risultata compromessa da differenti caratteristiche intrinseche ad essa che, se opportunamente analizzate e revisionate, potrebbero consentire di reagire in maniera molto più efficace in futuro.

La base di partenza per un’analisi davvero utile è sicuramente la valutazione dei rischi inerenti la costituzione di tutta la catena e per i quali si potrebbero tracciare delle possibili soluzioni:

  • Ridurre la dipendenza geografica dai fornitori nonché la dipendenza da un solo fornitore: il blocco delle frontiere ha comportato il blocco degli approvvigionamenti sia di materie prime che di componentistica di molti settori chiave della produzione, quali, ad esempio, l’automotive o l’elettronica o l’edilizia, per i quali l’Europa dipende principalmente dalla Cina, e ciò ha determinato il conseguente blocco della produzione e dei normali flussi di import ed export di molte aziende. A questi si aggiunge anche il rischio di eventuali crisi economico-politiche a cui potrebbero essere soggetti i Paesi appartenenti a quell’unica area geografica dove i fornitori sono dislocati. Nella misura possibile a ogni singola realtà aziendale, sarebbe opportuno differenziare le zone di appartenenza dei propri fornitori: avere la possibilità di contare su più fonti di approvvigionamento, può aiutare a superare le difficoltà legate a un unico fornitore. Di contro, disponendo di un fornitore unico, importante sarebbe che esso potesse garantire diversi stabilimenti in altrettante differenti aree geografiche.
  • Ottimizzare la gestione delle scorte: potrebbe essere utile cambiare l’approccio tradizionale all’approvvigionamento del magazzino, cioè stipato di scorte per timore di carenza di materiale. La pandemia ha posto, infatti, altri termini di riflessione come, per esempio, l’ottimizzazione della gestione delle scorte. Per ottimizzazione di gestione delle scorte si intende ragionare e diversificare la strategia di approvvigionamento sulla base delle categorie alle quali le scorte appartengono. Gli articoli a basso valore, per esempio, avranno un insignificante impatto sulla cassa, ma potrebbero permettere di continuare la produzione qualora ve ne fosse, in generale, carenza. Si tratterebbe, in sostanza, di una visione e un’analisi più ragionata sulla quantità di scorte, sulla base della loro utilità e del loro utilizzo. Un esempio illuminante in questo senso è la carenza di DPI che in periodo pandemico ha costretto molte realtà a fermarsi.
  • Revisionare le strutture contrattuali con i fornitori e con i clienti: è importante tenere conto di situazioni straordinarie nel momento in cui si stipula un contratto di lavoro che regola un rapporto continuativo e implica interdipendenza. Stabilire la priorità degli approvvigionamenti in caso di crisi, le dinamiche di cambio prezzi e la ripartizione dei rischi commerciali possono essere validi timoni con i quali guidare in periodi di difficoltà.
  • Digitalizzare la supply chain: sappiamo quanto sia importante poter digitalizzare settori e processi all’interno delle diverse attività, una possibilità che, ovviamente, riguarda anche il monitoraggio della supply chain. La digitalizzazione permette la mappatura dei fornitori di ogni livello rendendo visibile tutta la filiera. L’analisi dei dati è cruciale. Per le PMI arrivare a un tracciato fino ai fornitori di terzo livello potrebbe essere più complesso, ma in realtà è tutto legato a quanto ogni singola realtà abbia investito sulle strutture digitali e sul know-how necessario e gestirle.

La digitalizzazione in particolare merita un focus appropriato perché permette di lavorare su più fronti e di rispondere a diverse opportunità legate alla supply chain: da uno studio condotto dal Council of Supply Chain Management Professionals (CSCMP) e Tools Group, fornitore globale di software di pianificazione per la supply chain, su un campione di circa 200 esperti del settore appartenenti a differenti realtà (aziende, vendita al dettaglio, distribuzione all’ingrosso, centri logistici, società di consulenza, ecc…) sono stati evidenziati aspetti molto interessanti. Il 54% del campione ha infatti affermato di essere stato avvantaggiato dalla trasformazione digitale perché attraverso di essa è riuscito a gestire molto bene le incertezze del periodo pandemico legate soprattutto alle attività dei fornitori; il 13%, costituito invece da coloro che ancora stanno valutando un percorso di digitalizzazione, ha affermato di credere che l’attuazione della stessa potrebbe effettivamente permettere una buona gestione delle perturbazioni future. Ma le motivazioni che portano a quella che potremmo tranquillamente definire supply chain 4.0 non si esauriscono qui: il desiderio di seguire al giusto passo l’evoluzione dei comportamenti e delle aspettative dei clienti, la necessità di aumentare l’automazione per potersi dedicare ad attività di alto valore aggiunto, con il conseguente miglioramento delle prestazioni aziendali nonché del servizio al cliente, il miglioramento della capacità di reazione a periodi turbolenti che di fatto si traduce con la resilienza di tutta la supply chain, sono stimoli molto forti, generati da una profonda riflessione e consapevolezza del cambiamento in atto, molto complesso. La complessità ha diverse leve attraverso le quali può essere affrontata e indubbiamente mostrare apertura, flessibilità, equilibrio e voglia di innovazione mettendosi alla prova, aiuta concretamente a restare in campo.

Scritto da Anna Minutillo

Foto by Pixabay

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